La mia ricerca in atto

Persona cos’è. Abbozzo di una filosofia dell’umano

La filosofia è un discorso che nasce in prima persona tra prime persone. È un discorso tra soggetti. Il soggetto è un’esistenza e l’esistenza è intenzionalità verso il mondo. È esistenza in relazione innanzitutto con se stesso. Lo è con il mondo: con le cose e con gli altri. Una relazione che le circostanze, il luogo e l’ora possono far variare in un arco che va dall’amore all’odio, da conseguenze vitali a esiti controvertibili. In ogni caso l’uomo che parla non è chiuso in se stesso, non è soltanto se stesso, non è una sostanza che esiste di per sé e di null’altro ha bisogno per esistere. È una unità plurale di senso, si chiama Persona. La persona che parla cerca una propria soggettività e la pone nella intersoggettività e nella comunità. Giulio Preti, “Un uomo siede tra gli altri uomini e parla loro”.

 

Se il soggetto è, come è, da subito e sempre, relazione, ne segue che la filosofia è anche un linguaggio e un linguaggio ha bisogno di fonazione, di un organismo, di un sistema neuronale variamente connesso con sistemi sempre più dedicati. Una filosofia della persona è anche mani, gesti, sguardi, ascolti, percezioni. Forse la percezione viene prima di tutto perché a provare che un organismo è in vita è la pulsazione. La percezione è un atto puro. Antecede le categorie e categorizzazioni del pensiero conoscente. Persona è una vena che pulsa.

 

Persona è un essere vivente. È più che un ente posto dal pensiero: è un organismo in carne e ossa. Alla base è bisogni: fame, sete, deiezioni, erezioni. Visioni, sogni. Impulso all’azione, naturalmente. Nella specie, nel gene, nella successione delle forme adottate o create, l’uomo che parla porta iscritto non tutto ma molto: la materia è memoria. Anche dell’infero: sogni, incubi, il non detto e il non più dicibile. Le streghe di Macbeth e per contro gli angeli duinesi di Rainer Maria Rilke. L’inconscio.

 

Chiamiamo sinolo questa fenomenologia dell’umana persona perché Persona è il minimo comun denominatore del sopra e del sotto. Sa di poter vivere e parlare tra altri e con altri uomini perché Persona e ogni altra persona è titolare di diritti inalienabili: i diritti naturali. Sin dalla nascita, dovunque essa sia avvenuta e sotto qualsiasi forma statuale. Persona è soggetto di diritti e doveri insopprimibili; Persona è dignità libertà rispetto riconoscimento dell’Altro. Diritti naturali convalidati dai diritti storici civili e sociali, che la lunga marcia dei Diritti dell’Uomo ha sancito nelle Dichiarazioni e Costituzioni delle nazioni occidentali, sino all’odierno stentato sforzo di universalizzazione nell’ONU. Non c’è, non può, non dovrà mai esserci discriminazione tra persone maschili, persone femminili, persone comunque omofile. L’articolo 3 della Costituzione italiana accampa il termine “persona umana”, quando assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno sviluppo. Uno dei cardini dell’intera Costituzione, tesa com’è fra libertà e socialità.

 

Persona nasce idem: “chi sei, qual è la tua città, i genitori chi sono”, chiedevano i greci allo straniero che giunge; ma l’individualità non si restringe ai dati anagrafici e nemmeno a una permanenza extrastorica del carattere preteso innato. Persona è contemporaneamente ipse, come da Paul Ricoeur: è progetto, è promessa a se stesso di fare crescendo e di crescere modificando, se stessi e la realtà circostante. Io sono sempre io e io sono quello che sono divenuto per volizione, scelta, impegno; o per esterni venti e tempeste, opportunità e accadimenti. Noi siamo fatti della materia di cui è fatto il tempo.

 

Crescere in direzione di se stessi o per contro sentire repulsione, paure più forti che rovesciano il sé su se stesso. Persona si inviluppa allora in se stessa, si ammala, si dibatte nella fenomenologia della psiche distorta. Poiché Polemos è per sempre, Persona è anche un campo di tensioni interne, talora configgenti talora collidenti. Sigmund Freud, “Rientra in te, nel tuo profondo, impara prima a conoscerti, e allora capirai perché ti accade di doverti ammalare; e forse anche potrai evitare di ammalarti”. A sua volta la Cultura, nella forma della Paideia e tra le alterne vicende della tensione tra Forma ed Evento, si sforza permanentemente di portare la Persona a unità, anche come necessaria precondizione di una Comunità concreta. Emily Dickinson, “essere un fiore, è profonda / responsabilità”.

 

L’uomo che siede e parla ad altri uomini lo fa per esprimere il proprio ipse: guardare avanti. Per elaborare un piano un progetto un’intrapresa un viaggio. Costruire un impero o distruggerlo. Per radunare altri uomini o disfare i loro piani avversi. Per esigere una giustizia che venga a capo del terribile dilemma, sulla terra “non resta che far torto o patirlo”. Elabora i mezzi: le scienze il calcolo la misurazione l’economia l’ingegneria la logistica le scienze dei materiali la fisica subatomica l’antropologia. Le rappresentazioni: i simboli le icone la logica la geometria la cartografia l’atlante celeste. Le emozioni alla ricerca di espressioni che a loro volta amirano alla Forma: la pittura l’arte i simboli le icone la Fuga delle Note le religioni la letteratura.

 

Dopo Auschwitz, a maggior ragione la poesia può e deve essere scritta; di tutto ciò di cui non si può parlare, la persona sempre di nuovo deve tornare a parlare. Il pensiero è selettivo: può ricordare nonostante si tratti di un dolore, può non ricordare o sfocare anche se si è trattato di un piacere comunque inteso. Il linguaggio è anch’esso in situazione: ha una storia, diviene, è plastico o è rigido. Il poeta Paul Celan attesta che nel cuore della Germania nel 1940-’45 il linguaggio volto all’annientamento era il linguaggio della Nessunità; lo scrittore Primo Levi scrive della lingua di Goethe pervertita nel linguaggio dei carnefici. Lingue di morte. Per contro negli stessi anni e luoghi il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer rientra dalla sicura antihitleriana America per vivere sino alla certa conseguenza finale la tragedia del popolo tedesco; l’olandese ed ebrea Etty Hillesum abbandona il nascondiglio per seguire la sorte della famiglia e dei correligionari. Hanno scritto in una lingua di speranza, viva nella lettura che le persone ne fanno, nella scrittura degli studiosi. Basicamente se la memoria da individuale e collettiva sa farsi storia e storiografia.

 

Diritti e libertà possono essere oppressi ma la storia del mondo è la narrazione delle loro sicure risorgenze. Non c’è lager gulag laogai che tenga. Lo strazio dei genocidi dal protomassacro degli Armeni alla carestia indotta in Ucraina sino all’abisso della Shoah non potrà mai essere umanamente risarcito, ma può essere riscattato dalla forza senz’armi della scrittura e dell’arte di una persona, di molte persone. Verso la fine della sua vita Enzo Paci scrisse che “il male nel quale l’uomo si radica suscita in me uno stupore incoercibile”; ma conclusivamente contrappose l’Utopia e la Speranza di Ernst Bloch.

 

Nel mainstream del Divenire sono i testi e le storie, e la filosofia è interpretazione di interpretazioni. L’uomo finora ha cercato di cambiare il mondo, è tempo di interpretarlo. La filosofia è un insieme di discorsi tra uomini; l’insieme vive se il dialogo avviene nella libertà. Questo è ciò che sanno l’uomo che parla e le altre persone che siedono con lui e che nelle comunità aperte ascoltano e parlano. Dopo di lui, con lui. Anche contro di lui, naturalmente. La dialettica può farsi contrasto degli opposti ma anche dialogo dei distinti. In questa situazione il rapporto è tra Persone ed è un rapporto di civiltà. Senza iattanza: gli uomini che hanno spogliato la filosofia del suo orgoglio di onnicomprensione e l’hanno ricondotta al singolo, al suo timore e tremore, vengono da un paese che sembra marginale, la terra di Danimarca. Prince Hamlet, Sören Kierkegaard. Anche Niels Bohr, la cui teoria dei quanti mise in crisi la fisica classica.

 

Nella lotta per la sopravvivenza l’uomo si è ora espresso nell’ambivalente impatto dell’epoca geologica definita Antropocene: il progresso dell’uomo si è esteso nel globo e la globalizzazione si è rovesciata in crisi cicliche e nella difficile lotta dell’Etica contro l’Economico. Gli uomini hanno dimenticato che la terra è un tutto unico: o viviamo con lei o con lei siamo perduti. Se essa si degrada, se siamo noi a degradarla.

 

Invece Persona non dimentica l’Inno alla Natura di Goethe:

 

“La vita è la sua più bella scoperta; la morte, il suo stratagemma per ottenere più vita”.

 

La morte?

 

“Mi ha buttato in scena; me ne butterà fuori. Mi affido a lei. Disponga di me a piacer suo. Non odierà l’opera delle proprie mani. Non sono stato io a parlare di lei. No, ciò ch’è vero e ciò ch’è falso, essa l’ha detto. Tutto è colpa sua, tutto è merito suo”.

Il senso e lo stile del presente scritto volto a lettori filosoficamente attrezzati escludono note e bibliografia. – Milano, 16 febbraio 2018