“L’ora della mezzanotte. Antropologia delle Maschere e della Persona”

 

“Non sai che giungerà l’ora della mezzanotte in cui ognuno dovrà smascherarsi”. Così il criptico (ma non misterioso) protagonista di aut aut di Kierkegaard interroga l’”amico”, cui espone la necessità di una scelta. Scelta necessaria perché ne va della vita autentica.

Traduco per noi oggi l’esortazione dell’eroe kierkegaardiano Victor l’Eremita a scegliere nell’aut aut tra l’estetico e l’etico. Estetico è lo stile di vita meramente individualistico, che poco o nulla si cura dell’Altro. Etico è lo stile di vita che pratica la solidarietà, riconosce i diritti. Ritorno ora ale parole iniziali: la scelta oggi è tra le Maschere sociali e la Persona.

Le Maschere sono le predisposizioni difensive – o le strategie di attacco, spesso non c’è differenza – dell’individuo in ambienti sociali resi quanto mai insicuri, ansiogeni in conseguenza della globalizzazione, dell’anemia economica, della guerra di religione in corso tra Islam radicale e società laico-occidentale.

Occorre insomma correggere Zygmunt Baumann: noi non viviamo in una “società liquida” ma in una società nella quale la paura ci fa tutti figés: rappresi, rigidi, stereotipati. Siamo sovente persone per modo di dire.

Persona cos’è. La Persona è il mio essere in carne e ossa, titolare di diritti inalienabili, libera e comunitaria. Persona è relazione e la relazione non può non essere relazione di relazioni, nello spazio e nel tempo. Le relazioni possono anche essere di contrasto, contrapposizione, agonismo, conflitto. Relazione cos’è: “Relation – ha scritto Paul Ricoeur ­ c’est-à-dire à la fois le saut et le passagge, la coupure et la suture”: al tempo stesso terreno da oltrepassare con un salto o da attraversare normalmente, spezzatura e ricongiungimento.

Persona è soggetto comunitario ma il comunitarismo non è pacifico per definizione. Può contenere conflitti interpersonali e fra gruppi, dinamiche diverse e divergenti. Anzi secondo una visione liberale del mondo esso “deve” contenerle. È bene, è vitale, che le contenga. “Contenere” ha qui il duplice significato di registrarne la presenza e moderarne la pericolosità.

Persona è un’unità concreta di anima e corpo, è immersa nel mondo della vita e può alzarsi alle forme più astratte di pensiero e di analisi; nella filosofia, nella matematica. Ma non è data un volta per sempre. Diviene: nella famiglia e nella società in cui è nata e ha mosso i primi passi e così via. Persona, relazione e comunità divengono nella Storia.

La Storia è storia di persone e non solo di strutture, eventi, “lunghe durate”. Di “personalità” e di umili, ignoti fantaccini. Di monumentali, accurate, insistite e nel tempo rifatte “biografie di Grandi Uomini e Grandi Donne” ­ e del contadino russo, per dirla con Tolstoj. Ora, quante sono le Maschere – e quali – nella Storia e nel nostro quotidiano? Ognuno se vuole può provare a vederle e riuscirci; non la “chiacchiera” ma il dialogo.

Maschera e Persona hanno la stessa radice, identico etimo. “Persona” viene da per-sonum, il nome con cui i Romani chiamavano la maschera usata dagli attori per amplificare la propria voce, farla arrivare agli spettatori, modulare le inflessioni e le sottolineature, impressionarli e alla fine convincerli. O muoverli a pietà. In ogni caso l’attore diventa sia pure per un’ora o una serata uno psicagogo: conduttore di anime. Talora, demagogo. Noi ora parliamo di tecniche della comunicazione, nei campi più disparati: dalla pubblicità alla politica. In inglese attore si dice player, la stessa parola è corrente nella business community per concorrente in campo.

L’”ora della mezzanotte” a che fare con l’onirico, il profondo, il negativo. Le parole di Kierkegaard valgono per noi nell’etica e nell’antropologia dell’ora attuale.

Nota di lettura

Søren Kierkegaard, aut aut. Estetica ed etica della personalità, trad. di K. Montanari-Guldbrandsen e Remo Cantoni, introduzione di Remo Cantoni, Oscar Mondadori, Milano 1975 (ma 1944), pag. 36. Ho preferito questa edizione a quella curata da Alessandro Cortese, Enten-Eller, Adelphi Edizioni, Milano 2013 (ma 1989). Certamente più filologica perché basata sull’edizione critica delle Opere complete di Kierkegaard, 1901 e 1920; ma quanto più leggibile ed espressiva la prima.

Paul Ricoeur, Philosophie de la volonté – Finitude et culpabilité: La symbolique du mal (tome III), Aubier Editions Montaigne, Paris 1960, pag 155.

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