La Scuola di Milano

 

 

Giornata filosofica per Guido D. Neri (1935-2001)
martedì 11 ottobre 2011, ore 14.30 – 18.30
Un incontro di amicizia e di filosofia. La filosofia, il suo modo di viverla, è stata al centro della personalità di
Guido Neri, anche quando si occupò di arte o di teoria e grafica politica, di mondi culturali a essa apparentemente
lontani; ma ha investito anche il suo modo di vivere la propria morte, nella saggezza e nella serenità.
Introduce: Fulvio Papi
Saranno presenti:
Laura Boella — Massimo Bonfantini — Dario Borso — Alessandro Breccia — Carla Cantini — Mauro Carbone
Simona Chiodo — Luciano Fausti — Michela Beatrice Ferri —Elio Franzini — Gabriella Fusi — Paolo Gambazzi
Maurizio Guerri — Sandro Mancini — Luigi Marelli — Giusy Messetti — Fabio Minazzi — Gabriele Neri — Gaetano
Neri — Markus Ophälders — Michele Pacifico — Alessandra Pantano — Andrea Pinotti — Marcella Pogatschnig
Emilio Renzi —Renato Rozzi — Gabriele Scaramuzza — Davide Scarso — Wanda Tomasi — Amedeo Vigorelli
Chiara Zamboni — Marzio Zanantoni — Salvatore Zingale.
In concomitanza con la giornata di studi inaugura la mostra Guido Davide Neri: libri, pensieri, immagini, presso
la Biblioteca di Filosofia, Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, Milano, aperta con ingresso
libero dall’11 al 28 ottobre, nei seguenti orari: lun.-gio. 9.30-17.45; ven. 9.00-16.00.

Fondazione Corrente, via Carlo Porta 5 – Milano Info: 02.6572627 – info@fondazionecorrente.it

Emilio Renzi

«Guido D. Neri – Immagini del “dopo”. Mondo naturale, Europa, cosmopolitismo»

Comunicazione presentata alla Giornata filosofica G. D. Neri (1935-2001) – Fondazione Corrente, Milano, 12 ottobre 2011

1. Riprendo il titolo da un saggio di Guido Neri del 1982 e lo sviluppo in movenze, finalità e contenuti man mano personali e responsabilmente personali. È la mia scelta di dire qualcosa a chi mi ascolta prendendo le mosse da pagine di Guido e quindi da un dichiarato debito che certo non finisce qui così anche perché è nato da un incontro di 50 (e più) anni fa.

Il saggio è del 1982 e “dopo” stava a indicare le prospettive della Polonia “dopo” (ossia successivamente, in conseguenza di…) le convulsioni e repressioni e normalizzazioni degli anni Sessanta e Settantanell’Est – e specificamente nella Polonia di Solidarność e del “socialismo “stratificato” (per riprendere un altro titolo di Neri, del 1974).

Ma vi anche un altro “dopo”, per Neri – ed è quando le normalizzazioni e le tentate ristrutturazioni nell’URSS di Gorbaciov non reggono e l’intero mondo dell’Est o del socialismo che si era autocertificato come “realizzato”, si dissolve.

Prendiamo allora proprio lo scritto ultimo, “quegli appunti di una conferenza che GDN non poté tenere”, “La fenomenologia” (pubblicato come Appendice e datato dunque 2001, cfr. per questa e le precedenti citazioni Guido D. Neri, Il sensibile la storia l’arte. Scritti 1957-2001, in particolare pp. 171-183. Si veda soprattutto Luciano Fausti, Guido Davide Neri tra scepsi e storia. Un percorso filosofico, Edizione Unicopli, Milano 2010, p. 122-124).

2. È l’ultimo ed è uno scritto aperto: ha due conclusioni. Conclusioni dogmatiche o apodittiche non erano nelle corde di Neri ma questo ha una caratteristica propria: ha due conclusioni, esposte in una forma quasi dilemmatica.

Intanto, inizia dal suo apprendistato con Banfi e con Paci. È un ritrattino a puntasecca, da antologia, sui suoi maestri e filosofi magistrali, che procede animandosi verso un pittorismo alla veneta, per contrasti cromatici. L’importante però è che sbocca in una conclusione a forcella ossia a due conclusioni: semplificando, una pessimistica una aperturistica.

Così dieci anni “dopo” quel saggio con le conclusioni che vedremo (e a dieci anni dalle Twin Towers e dagli attentati di Madrid e Londra e a tre anni da Lehmann Brothers e a pochi mesi dalla strage di Oslo/isola di Utoya), abbiamo una duplicità, che io intendo nella maniera seguente:

i)le scienze e la tecnologia vivono secondo il mondo naturale ossia prima e al netto dello stupore/epoché, anzi prolungano l’atteggiamento naturale tramite protesi, figure geometriche e formule matematiche, che “ricoprono”, sono un maquillage coprente ­ cioè si sono riprese la rivincita con danno di ogni progetto storico – là dove la “sorpresa” era (e dovrebbe restare) l’interrogazione sul senso delle cose, sul senso della storia;

ii)(“seconda versione della conclusione” p. 182): tornare sull’Europa dopo il dibattito generato a partire dall’89…. cioè circa vent’anni fa… ossia alla sua miglior eredità: l’esigenza di far convivere l’atteggiamento naturale con la disponibilità a prenderne le distanze, è a dire “a quella epoché che ci sottrae per un istante al commercio immediato con il mondo ma che ci apre alla dimensione della verità”.

3. Stiamo con la seconda versione: una cultura filosofica che pratichi l’epoché sulle “naturalità” del dopo ’89 (e sottolineo dopo) sino al 2008-2010 e oggi:

dopo il nichilismo di ritorno delle grandi metafisiche, l’ideologia monetarista, l’apparente contrazione di spazi e di tempi nella mondializzazione

insomma l’epica della globalizzazione ma anche la sua damnatio ossia il capitale finanziario apparentemente indomabile come era Anteo, tale cioè da sembrare di trar forza dal suo stesso rovinare al suolo,

ma altrettanto capace di produrre e riprodurre timori, fobie/xenofobia, chiusure locali,

quindi in conclusione inquietudini, smarrimenti del soggetto e delle relazioni tra soggetti e dei soggetti con la comunità.

Una cultura filosofica dunque che rilegga e riproponga il soggetto della filosofia, ossia la persona “in carne e ossa”, come abbiamo appreso dai nostri maestri, e il suo piano o campo ­ l’Europa

ma a questo punto non soltanto l’Europa che è in Europa e l’Europa che è negli altri continenti nelle forme della ingegneria dell’hardware e del software

ma anche le persone extraeuropee che vivono in Europa

ovvero la interculturalità (Giangiorgio Pasqualotto, Giuseppe Cacciatore) tra l’Europa e l’intreccio Oriente/Occidente. La interculturalità presuppone e implica non il multiculturalismo ma le pluralità culturali di un’unica umanità.

Il filosofo – abbiamo imparato ­ è il funzionario dell’umanità. È quindi cittadino del e nel mondo di tutti gli uomini. Ogni essere umano ha cittadinanza in ogni polis del mondo e ogni polis è il mondo ossia è un cosmo.

È per questo che l’immagine del “dopo” (dopo questo oggi…) con cui chiudo questa mia riflessione iniziata dopo (e da) Guido, è “cosmopolitismo”. Cosmopolitismo ha una lunga storia; oggi, è “la circolazione delle differenze” (Fulvio Papi, “Voci dal tempo difficile”, Ibis, Como-Pavia 2008, p. 58).

Non è semplice e non solo per gli ostacoli esterni (e, aggiungo, interni-esterni: a volte il “nemico” è un alibi). Ma perché bisogna imparare a “vivere nella problematicità” (Patočka citato da Neri, op. cit., p. 183).

 

Scuola Milano Banfi – www.Filosofia in Circolo.it

1. La Scuola di Milano: filosofi, letterati. E una poetessa

2. La fenomenologia di Banfi

3. La fenomenologia di Paci

3.1 epoché e ascesi

3.2 intenzionalità/precategoriale/Lebenswelt

3.3 tempo/soggetto/persona/intersoggettività/storia

4. Dibattito Filosofia in Circolo (Circolo Sarcinelli) 17.01.2011

1. La Scuola di Milano: filosofi, letterati. E una poetessa

Scuola di Milano è espressione che designa i filosofi e i letterati cresciuti all’insegnamento di Antonio Banfi (1886-1957) presso l’Università statale di Milano, nei decenni Trenta-Sessanta del Novecento. L’espressione si deve a Fulvio Papi, ultimo assistente di Banfi, che così sottotitolò il suo libro Vita e filosofia (1990). Scuola di Milano è il sottotitolo anche del libro di Gabriele Scaramuzza L’estetica e le arti (2007).

Banfi insegnava Storia della filosofia e per un certo periodo Estetica. Le sue lezioni erano quindi frequentate da studenti di Filosofia e da studente di Lettere.

I nomi principali fra i filosofi che diventarono poi docenti universitari sono Enzo Paci (1911-1976), Remo Cantoni (1914-1978), Giulio Preti (1911-1972), Luciano Anceschi (1911-1995), Luigi Rognoni (1913-1986), Dino Formaggio (1914-2007), Giovanni Maria Bertin (1912-2002). Aggiungiamo Franco Fergnani (1927-2009), laureato con Banfi nel dopoguerra e che insegnò Morale alla Statale. Visse privatamente Miro Martini (1905-1951), autore di un’opera semisconosciuta ma valida, La deformazione estetica (1955).

Tra i «letterati»: Maria Corti (1915-2002), studiosa di critica letteraria, che a Pavia dove insegnava realizzò un importante Fondo manoscritti, autrice anche di due romanzi da leggere: L’ora di tutti (1962) e Il ballo dei sapienti (1966); Vittorio Sereni (1913-1983), che di Banfi fu assistente proprio a Estetica, uno dei maggiori poeti del secondo Novecento, autore tra l’altro delle raccolte Frontiera (1941), Gli strumenti umani (1965), Stella variabile (1981). Vi fu anche Guido Morselli (1912-1973), che scrisse romanzi tra i migliori del secondo Novecento (Roma senza papa, Dissipatio H.G.), apparsi postumi. Si laureò con Banfi con una tesi su Gustave Flaubert Antonia Pozzi (1912-1938). Faceva fotografie molto belle. Ha lasciato una raccolta di poesie, Parole, e i Diari.

Frequentava le aule universitarie, portato dal suo compagno di Liceo Alberto Cantoni, il primogenito di Arnoldo Mondadori, il più grande editore italiano. Si chiamava Alberto (1914-1976) e aveva tra l’altro una forte passione per il cinema d’autore, che stava allora nascendo a Milano (si veda Estetica e cinema a Milano, a c. di E. Dagrada – R. De Berti – G. Scaramuzza, Quaderni di Materiali di Estetica n. 3, CUEM, Milano 2006). Alberto Mondadori portava sempre con sé il cugino Mario Monicelli (1915-2010), che sarebbe diventato uno dei massimi registi cinematografici italiani. Quando Alberto Mondadori fonderà la sua Casa editrice – il Saggiatore ­ chiamerà a collaborare molti «banfiani» (si veda E. Renzi, Il grande amico. Alberto Mondadori, Remo Cantoni e l’editoria culturale milanese tra gli anni Trenta e il 1976, in Remo Cantoni, a c. di M. Cappuccio e A. Sardi, CUEM, Milano 2007, pp. 149-166).

Alberto Mondadori con altri giovani, primo dei quali Ernesto Treccani (1920-2009) figlio di Giovanni Treccani degli Alfieri fondatore nel 1926 con Giovanni Gentile (1875-1944) dell’Enciclopedia Treccani, e pittore in proprio, aveva fondato una rivista di letteratura e cultura, Camminare, che con altre era parte del movimento giovanile fascista. Saranno soppresse per il loro spirito di «fronda» all’approssimarsi della guerra, negli anni 1938-’39.

Se guardiamo infatti le date di nascita dei filosofi e letterati della Scuola di Milano comprendiamo subito che dovettero tutti affrontare anni pesanti e una prova terribile: gli anni dell’affermarsi in Italia e in Germania delle dittature di destra (e nell’URSS di sinistra), gli anni della Seconda guerra mondiale.

Degli allievi nel frattempo divenuti insegnanti di Liceo, Formaggio, Cantoni e soprattutto Rognoni parteciperanno alla Resistenza. Sereni catturato in Sicilia sarà prigioniero in Algeria (da cui la raccolta Diario d’Algeria, 1947 – si veda Il male del reticolato di Stefano Raimondi, CUEM, Milano 2007). Paci catturato in Grecia sarà prigioniero negli stalag germanici, dove terrà lezione agli internati, farà la conoscenza del filosofo francese Paul Ricoeur (1913-2005) e leggerà il filosofo Giambattista Vico (1668-1744).

L’ultimo assistente di Banfi è stato Fulvio Papi (1930-). Oltre al libro eponimo Papi ha scritto su Giordano Bruno e su Sereni, sulla Pozzi, sull’ontologia e sull’architettura.

L’ultimo laureato con Banfi è stato Guido D. Neri (1935-2001), che insegnò a Verona. I suoi saggi sono stati raccolti ne Il sensibile la storia l’arte. Scritti 1957-2001. Importante per il nostro discorso è Crisi e costruzione della storia: sviluppi del pensiero di Antonio Banfi (1988). Su di lui si veda ora Luciano Fausti, Guido Davide Neri tra scepsi e storia. Un percorso filosofico (2010).

La “Scuola” di fatto se non di nome continua. Molti docenti della Statale di Milano hanno studiato con Paci: Carlo Sini, Andrea Bonomi, Giovanni Piana (e con lui Paolo Spinicci), Stefano Zecchi, Amedeo Vigorelli. Altri, con Cantoni: Carlo Montaleone; altri ancora con Dino Formaggio: Gabriele Scaramuzza, Elio Franzini… sono cenni, non è un elenco. Aggiungiamo Alfredo Marini a Milano, Salvatore Veca a Pavia, Pier Aldo Rovatti a Trieste, Sergio Mancini a Palermo, Marcella Pogatschig a Pavia, Vincenzo Costa a Teramo. Alcuni tra gli allievi degli allievi hanno parlato a questo cenacolo: Vincenzo Costa, Paolo Spinicci, Luca Vanzago.

In prima approssimazione possiamo dire che l’insegnamento di Banfi si mosse tra Simmel e Husserl (solo alla fine, Marx). Ognuno dei discepoli ebbe un proprio sviluppo teoretico e didattico: Cantoni l’antropologia e la letteratura della crisi (Kafka, Dostoevskij), Preti l’epistemologia, Anceschi l’estetica, Bertin la pedagogia. Paci, la fenomenologia con rilevanti aperture sulla scienza e la letteratura (Mann, Rilke).

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