Pubblicazioni

2019

L’inafferrabile “ombra e grazia” di Adriano Olivetti

In risposta a 11 domande su Olivetti http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=3683

Emilio Renzi

Comunità è senza dubbio il concetto cardine dell’intera opera di pensiero e di azione di Adriano Olivetti. Nel libro fondamentale di Adriano Olivetti, L’Ordine politico delle comunità (1945), Comunità è definita “un’idea concreta”, lo spazio in cui una persona – tutte le persone – possono incontrarsi e vivere una vita di relazioni reciproche. Comunità non è “a misura d’uomo”, è essa stessa una “misura d’uomo”. Adriano talvolta la connota con un termine di matrice svizzera, “Vicinanza”. Anche un territorio, dunque; e la sua economia ecc. Nelle sue istituzioni democraticamente elette, una Comunità è formata dalle persone che in essa vivono e lavorano indipendentemente dalla carta d’identità. Nella Comunità olivettiana l’identità è relazionale. “Voglio anche ricordare – disse Adrano Olivetti in un discorso alle maestranze di Ivrea nel 1955 – come in questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o ancora da quale regione d’Italia egli e la sua famiglia provenissero”.

Ogni lettore corre subito a un paragone con la contermine Fiat di Torino di quegli anni e non solo di quelli; ma se teniamo alto il discorso verso il presente e il futuro, se sostituiamo a “regione d’Italia” regioni e paesi dell’Africa sopra e sotto il Sahara, il Corno d’Africa, il tormentato Medio Oriente, si può concludere senza timor di retorica che il concetto e la pratica della Comunità olivettiana non hanno nulla a che spartire con gli sbocchi identitari e le varie soluzioni di dinieghi, ostracismi e chiusure di tante nozioni variamente ricondotte oggi alla dizione “comunitarismo”. Dal Communitarism americano e inglese ai più rozzi manifesti e manifestazioni di xenofobia. A monte Adriano si distacca nettamente dalla primigenia definizione e distinzione che ne fece nell’Ottocento Ferdinand Tönnies: Gemeinschaft o comunità, Gesellschaft o società, valori tradizionali contro irreggimentazione nella modernità industriale. Per inciso, i paragoni con il Villaggio Crespi sull’Adda, i quartieri operai Marzotto o Rossi a Schio e via declinando non reggono: là paternalismo illuminato ottocentesco, che separa le funzioni, mentre le unità di abitazione di Olivetti a Ivrea sono il frutto di un disegno urbanistico complessivo, che tutto integra nella prospettiva comunitaria. Forse l’unico raffronto è con il gallese Robert Owen, industriale capace, fondatore di sperimentali insediamenti comunitari, uno dei padri del cooperativismo inglese e del Labour Party (Karl Marx ne stigmatizzerà il socialismo utopistico).

Dunque la Comunità olivettiana include non esclude. Innanzitutto perché assume in pieno la nozione di Persona, che Adriano deriva dalle letture degli spiritualisti francesi Emmanuel Mounier, Jacques Maritain, Denis de Rougement. Letture in solitario, prima e durante la guerra – letture alquanto singolari, per un ingegnere che di giorno deve far andare e migliorare una fabbrica per macchine per scrivere di migliaia di lavoratori. La assume anche “da disparate esperienze ed umane vicende; prima di essere costruzione teorica fu vita”. Uomo riservato e schivo, a suo costante orizzonte l’innovazione, questa riga è il massimo che Adriano concesse per alludere alle coraggiose esperienze di antifascismo effettuale e incontri con i Servizi americani in Svizzera per convincerli al suo piano di fuoriuscita dell’Italia dalla guerra e di pace separata. Incarcerato di conseguenza a Roma nell’estate del 1943, riesce a mettersi in salvo in Svizzera, dove prende a scrivere L’ordine politico delle comunità, discutendone man mano con Luigi Einaudi, i protoeuropeisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ignazio Silone. Nella tramatura dell’opera si avverte un’angoscia di fondo – come hanno potuto crollare le democrazie liberali d’Italia, di Germania. Al tempo stesso, cosa fare per una democrazia che sappia superare le debolezze storiche, collaborare alla rinascita d’Europa?

Questa forse lunga premessa serve a fa comprender il significato di Persona e la sua centralità nelle Comunità, il cui sviluppo è affidato al regionalismo, al federalismo, all’inserimento della nuova Europa. Persona è dunque l’altro concetto cardine dell’intera opera di pensiero e di azione di Adriano Olivetti e va vista assieme a Comunità. Un suddito, un uomo-massa, un uomo e una donna irreggimentati in un regime collettivista o militarista, o indotti comunque a stili di vita che compenetrano tra loro il consumo e la brama di ricchezza, non sono persone. Perché Persona è colui che è consapevole e attivo nella società secondo valori spirituali: responsabilità, rispetto dell’altro, dell’altrui diversità o provenienza o credo. Solidarietà. Conseguente la necessità di un’economia mista, liberale e sociale insieme: quel che si vide sorgere negli anni ’50 negli Stati europei del Nord e anche in Italia, poi fatta propria dal pensiero cattolico come “economia sociale di mercato”. Adriano sulla scorta del Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone Weil (1943) si spinge sino al rifiuto della partitocrazia: vede un affrontamento “tra una destra che è realista” e una sinistra “che è idealista”.

Schegge di un pensiero ben più vasto e comprensivo. Sulle indivisibili idee di Persona e Comunità concreta Adriano costruisce alzata per alzata, dettaglio per dettaglio, lo Stato federalista delle Comunità, la formazione e ricambio delle élites. I responsabili pubblici a ogni livello saranno progressivamente valutati ed eletti in base e competenza e comprovata eticità personale e pubblica, la permanente visione degli interessi generali della società. In breve, il contrario stesso del corporativismo e della tecnocrazia. I poteri dello Stato sono così riassunti: “la cultura, accanto all’ideale democratico e alle forze del lavoro, costituirà un terzo fattore di equilibrio politico nel nuovo Stato”. Quanto alla cultura, “nel suo autentico significato di ricerca disinteressata di verità e di bellezza, sarà l’elemento caratteristico della nuova società”. Nucleo fondamentale del nuovo Stato è pur sempre le Comunità: tra i suoi compiti sono i lavori pubblici, “che è estetica applicata alla vita sociale urbanistica”.

Ordine politico delle comunità non ebbe nessuna fortuna – come del resto continua a non averne oggi, salvo presso gli studiosi Antonio Busino e Giuseppe Maranini. Alla Costituente, Luigi Einaudi lo additò come un possibile buon modello di decentramento e riforma elettorale nel senso del collegio uninominale; Benedetto Croce lo apprezzò come “un nuovo sistema di educazione della classe dirigente”. Il libro e l’autore tornarono a Ivrea, Adriano seguì il suo demone, si rimise subito al lavoro. Nuovi progetti e prodotti per una società avviata a diventare una multinazionale prima in Europa nel proprio settore, seconda nel mondo. Fondazione del Movimento Comunità, dell’omonima rivista mensile, delle Edizioni di Comunità. Il logo della casa editrice riprende l’immagine di una campana del Canavese, il cartiglio suona: Humana Civilitas.

Adriano chiama a lavorare a Ivrea o per Ivrea architetti e urbanisti, poeti e filosofi, oltre naturalmente a ingegneri e periti meccanici. Come dire, stare nel vivo del processo industriale e delle sue molteplici connessioni. Per non dire che un nome, responsabile dei Servizi sociali di fabbrica era Paolo Volponi, che diverrà uno dei maggiori romanzieri italiani del secondo Novecento. I Servizi sociali comprendono oltre alla mensa, l’infermeria, ecc., l’asilo nido interno, la biblioteca di fabbrica, borse di studio. Negli anni ’50, erano innovazioni uniche, assolute. I riferimenti erano gli amati filosofi personalisti francesi, europeisti, voci fuori dal coro comunista: Franco Fortini tradurrà La condizione operaia di Simone Weil. Adriano Olivetti divenne e resta la stella polare degli architetti e urbanisti: il quartiere La Martella a Matera resta una lezione di metodo.

Il design, la grafica, gli allestimenti dei negozi sono concepiti come parte integrante del progetto dall’embrione alla realizzazione finale e sbarco sul mercato. La forma deve dire la funzione; nessun lenocinio. Coniata in quegli anni la definizione Olivetti style, Stile Olivetti. Le grandi mostre della Olivetti itineranti nei due continenti non erano sponsorizzazioni bensì realizzazioni in proprio.

La Olivetti di quegli anni realizza profitti di tutto rilievo, tra l’altro attuando alti salari e riduzione di orario – prima nel comparto metalmeccanico. Tutto viene subito reinvestito nell’azienda. Perché, dirà Adriano inaugurando lo stabilimento di Pozzuoli

Di fronte al golfo più singolare del mondo [...] può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? [...] Nella vita di una fabbrica, al di là della cifra del successo dell’opera […] vi è una vocazione: l’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata a operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non vi sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra una vita più degna di esser vissuta.

Accenti da Discorso della Montagna, parole di un laico che non spregiava la Trascendenza.

Nel 1959 Adriano fonda la Divisione Elettronica Olivetti. A essa si dovranno il calcolatore di medie dimensioni Elea e, separatamente, il primo Desk Top Computer al mondo, la Programma 101 (P101). Adriano morirà nel 1960. Gli si può accreditare quindi la nascita dell’informatica in Italia, che naturalmente fu innovazione importante; ma non addebitare l’attuale pervasiva digitazione globale. Che è storia tutta statunitense di venti e più anni dopo, ARPA che diventa Internet, la saga dei ragazzi californiani con le scarpe da tennis e via declamando. La guerra mondiale dei computer fu sì affrontata dal nuovo proprietario della Olivetti, l’ingegner Carlo De Benedetti, che poi però seguì il suo demone faustiano e tralignò verso differenti modelli di business ritenuti più proficui. Lo sbocco finale fu nefasto, l’‘olivetticidio’.

Brevi gli anni buoni della Olivetti di Adriano. I fattori che determinarono la mancata realizzazione dell’‘utopia possibile’ di Adriano furono molteplici e bisognerebbe analizzarli secondo più criteri: la storia industriale d’Italia, la sua sempre fragile economia duale, il mancato contributo dello Stato all’innovazione informatica, assenza di strategie nazionali, lotte politiche costantemente miopi ecc. L’asfittica storia culturale del paese, le demagogie prevalenti sulle analisi. Le armate della globalizzazione, la grande finanza e la debolezza dell’Europa in quanto contrappeso aggregante, il volume di fuoco e la velocità di sbarco della supremazia tecnologica degli USA.

E tuttavia del buono è rimasto e anzi torna a riemergere nella parte alta della cultura italiana. Il design olivettiano, la sua architettura e i suoi libri, i letterati e studiosi che per un quindicennio operarono a Ivrea, sono oggi “nel vento”, sono fuori discussione. In discussione, nel senso migliore del termine e dopo un lungo oblio e a partire dal 2001, anno cinquantenario della nascita, è proprio Adriano Olivetti. Forse proprio la sua “ombra e grazia”, per riprendere il titolo di un’opera della ‘sua’ Simone Weil, le sue molte sfaccettature ognuna afferrabile – ma l’insieme imprendibile – sono tra i motivi della attualità di Adriano Olivetti. Che si manifesta a molti livelli, negli ambiti più lontani e anche diversi se non confliggenti, come un’eco che non si affievolisce anzi rinforza.

Emilio Renzi, filosofo. Ha insegnato Semiotica alla Scuola del Design del Politecnico di Milano. Fra le sue pubblicazioni sono numerosi gli scritti su Adriano Olivetti e la Società Olivetti.

English abstract

For Emilio Renzi, the core concepts of Olivetti’s thought and action are the community and the person. The ‘community’,understood as “the space in which a person – all people – can meet and live a life of mutual relations”, not “on a human scale”, but itself of a “human scale”, a space Olivetti sometimes explains with the Swiss concept of “closeness.” For this reason, it can be considered foreign to both the Tönnesian opposition between community and society, and to the communitarism widespread today. The person is seen as the one who is aware and active in society according to spiritual values – responsibility, respect for others, for diversity. origin or creed. The link between the two concepts has, as a consequence, the need for a mixed economy, liberal and social at the same time, between Nordic welfare and social market economies. Olivetti’s timeliness lies perhaps in his “shadow and grace”, in the elusiveness of his many sides.

 

Per Giovanni Piana

(Casale Monferrato, 5 aprile 1950 – Praia a Mare, 27 febbraio 2019)

Giovanni Piana, uno dei maggiori fenomenologi italiani e filosofo della musica, è morto all’improvviso il pomeriggio del 27 febbraio sorso, nella sua casa a Praia a Mare dove si era ritirato con il suo violino, la strumentazione elettronica e quella musicale, dal 1999, quando aveva abbandonato in anticipo l’Università degli Studi di Milano, dove era cattedratico di Filosofia Teoretica. Amava il Mediterraneo e nella Calabria aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita assieme all’amatissima Marina, donna forte e vivace che nella formazione e sviluppo della personalità di Giovanni ebbe un importante ruolo di sostegno. Di questo Giovanni ha reso testimonianza e narrazione nel memoir che lui stesso impaginò per la stampa. Con pudore lo intitolò Stralci di vita, mentre a tutti gli effètti è la storia di una formazione intellettuale significativamente intrecciata a un pieno amore coniugale.

Allievo di Enzo Paci, tornò da un anno a Friburgo con la tesi e suo primo libro, Esistenza e storia negli inediti di Husserl (1965). Ma già nel secondo libro, I problemi della fenomenolo gia (1966), dimostrò di essere capace di sviluppare una propria interpretazione di Husserl, rafforzata dalla traduzione delle Ricerche logiche di Husserl (1966).

Slargò le sue ricerche su autori apparentemente lontani come Bachelard e Wittengstein, su temi come l’esperienza e l’immaginazione, sino a definire la propria filosofia come “strutturalismo fenomenologico”. Filosofia della musica (1991) e i successivi saggi anche sulla pittura svelarono un’altra – ma non diversa – corda della sua sensibilità e magistero.

Fu tra i primi, e in tempi non sospetti, a intuire le potenzialità di conoscenza, memorizzazione e comunicazioni fra persone, offerte da Internet. Il che gli permise di vivere in Calabria dedicandosi tra l’altro alla messa in rete, quindi accessibile a tutti, della sua Opera omnia (29 volumi), e di sue composizioni per violino. Lontano e al tempo stesso vicinissimo agli amici, ai numerosi allievi.

Materiali di Estetica 5.2 (2019)

 

Emilio Renzi

“Finale di partita”

1. Persona cos’è. Abbozzo di una filosofia dell’umano

2. Vecchiaia. La vigilia di ogni persona

3. Mezzanotte. L’ora di ogni persona

InCircolo, 2018/6

 

 

2018

Per Massimo Bonfantini

(17 marzo 1942 – 19 febbraio 2018)

Massimo Bonfantini, uno dei maggiori semiotici italiani, è scomparso nella notte del 19 febbraio scorso, all’età di settantacinque anni. Aveva studiato filosofia alla Statale di Milano, con Enzo Paci e Ludovico Geymonat, con una tesi su Bertrand Russell. Aveva seguito a Bologna Umberto Eco e partecipato alla formazione e consolidamento della Semiologia con l’insegnamento e una crescente produzione scientifica. Eco amava ricordare che Massimo aveva affrontato la traduzione e interpretazione degli scritti di Ch.S. Peirce “come un leone in amore”. Una dedizione che, dopo prove precedenti, sarebbe culminata nel 2003 con la pubblicazione delle raccolta complete delle Opere, nella collana “Il Pensiero occidentale” dell’editore Bompani. Tra o molti scritti di Bonfantini sull’argomento spicca e resterà La semiosi e l’abduzione (1987). L’anno precedente aveva fondato con il neurologo Renato Boeri, Bruno Munari, Eco stesso e altri studiosi, il Club Psòmega: “una società di artisti, scienziati, filosofi per lo studio del pensiero inventivo e la pratica del vivere inventivo”. All’inventiva, riccamente intesa e testata in molti campi, dalla filosofia alla dialogicità, dall’estetica al rapporto tra etica e pragmatismo, Bonfantini dedicò una serie quasi senza interruzioni di convegni e di pubblicazioni. Insegnò in seguito all’Orientale di Napoli e al Politecnico di Milano, dove sfruttò l’occasione per approfondire il tema dell’inventiva nella progettazione di un design latamente inteso. Non abbandonò mai la filosofia, come è dimostrato dal ricco volume del 2003, Platone. Tutto spiegato interpretato e discusso per filo e per segno, dialogo per dialogo, e dai saggi raccolti ne Il materialismo e la semiosi . Tornò a Peirce nel suo centenario (Su Peirce, 2015). Ultimamente aveva avviato una ricerca che aveva cominciato a pubblicare nel volume collettaneo Storia storie romanzo. Per una filosofia delle narrazioni. Ora che la sua narrazione e autonarrazione si è interrotta, amiamo ricordare l’uomo pugnace, dai molti interessi, lo studioso che amava invitare i più giovani a collaborare, a dialogare.

(Materiali di Estetica, 5,1,2018)

 

“Alfredo Civita lettore di Paul Ricoeur”

“Paul Ricoeur: scritture di fiction e scrittura della storiografia”

Recensione a Massimo A. Bonfantini, “Riprendiamoci la storia. Centralità delle scienze umane per il progetto di una vita migliore”

Materiali di Estetica. N. 5.1 (2018). Per Alfredo Civita. Tra filosofia e psicologiahttps://riviste.unimi.it/index.php/MdE/issue/view/1281/showToc

 

2017

“Adriano Olivetti. Pensiero opere legato”.

Relazione al Convegno Le Spille d’Oro Olivetti, Ivrea, 11 novembre 2017

http://olivettiana.it/le-relazioni-del-convegno-spille-doro-dell11-novembre-2017-in-me-non-ce-che-futuro/

 

“Dramatis Personae.

Introduzione all’Antropologia letteraria”

http://www.incircolorivistafilosofica.it/dramatis-personae/ n.3 – Giugno 2017

 

(EDIZIONE COMPLETA:

http://www.emiliorenzi.it/wp-admin/post.php?post=5&action=edit&message=1)

 

 

“La scrittura Olivetti” – http://olivettiana.it/la-scrittura-olivetti/ (intervento al Convegno “Letture olivettiane”, Salone del Libro, Torino, 19 maggio 2017)

 

http://sdm.ophen.org/2017/01/25/emilio-renzi-guido-d-neri-immagini-del-dopo-mondo-naturale-europa-cosmopolitismo/ (in italiano e in inglese, già in “Materiali di Estetica”).

 

2016

 

“Perché Adriano Olivetti oggi”, in “Contesti valori idee di Adriano Olivetti”, a cura di Giorgio Cavalca e Andrea Panaccione,. Quaderni della Fondazione G. Brodolini, Roma (ISBN 978889530384, pp.  47-57.

 

“Robinson Crusoe Julien Sorel Mattia Pascal. Figure letterarie alla nascita dell’antropologia moderna”, in

http://www.incircolorivistafilosofica.it/renzi-robinson-crusoe/

 

The development of modern anthropology seen through the analysis of the three main characters of four great novels: Robinson Crusoe in The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe (1719) by Daniel Defoe and Robinson Crusoe in Vendredi ou la vie sauvage of Michel Tournier (1967), Julien Sorel in Stendhal’s Le Rouge et le Noir (1830), and Il fu Mattia Pascal by Luigi Pirandello (1904).

Defoe’s Crusoe is the solitary man who does not surrender to his ship’s wreck on his way to the New World and builds his salvation through ingenuity and the Bible: he is the prototype of the birth of the working middle class. Tournier’s Robinson (1967) is the uneasy survivor, in search of a new relationship with Nature. Julien Sorel is the ambitious and endowed young man whom the post-Napoleonic Restoration forces to choose between the two professions of obedience; the final tragedy shows society’s bottlenecks. Mattia Pascal endures a fictitious existence inside the bourgeois society at the beginning of  the Twentieth century. Philosophical anthropology may well take advantage of the expressive power of a literary phenomenology.

 

Rendiconto di Giovanni Carosotti a “Persona. Un antropologia filosofica nell’età della globalizzazione”, in “L’Acropoli. Rivista bimestrale diretta da Giuseppe Galasso” (http://www.lacropoli.it/indice.php?anno=2016), XVII, 2 (marzo 2016), pp. 85-91.

 

Recensione di Andea Di Miele a “Persona. Un antropologia filosofica nell’età della globalizzazione”, in “Fronesis. Semestrale di filosofia letteratura arte”, diretto da Mascia Cardelli (www.le cariti.com), pp. 174-176.

 

“L’Albero delle culture. Un caso di Filosofia pubblica”,

nella rivista on-line “InCircolo”, n. 1,

http://www.incircolorivistafilosofica.it/renzi-albero-culture/

 

“Persona e comunità nella società nuova”,

in “Storia Storie Romanzo. Per una filosofia delle narrazioni”, a cura di Massimo A. Bonfantini, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2016, pp. 187-190.

 

“En primera  persona. Sujeto y escritura en Enzo Paci” – In prima persona. Soggetto e scrittura in Enzo Paci”, in

“Eikasia. Revista de Filosofia” – La filosofia italiana:  Enzo Paci, pp. 75-86

http://revistadefilosofia.com/numero69.htm

 

2015

“Poeti in Paci”,

in “Le radici della razionalità critica. Studi offerti a Fabio Minazzi”, a cura  di Dario Generali, Mimesis, Milano, vol. I, pp. 403-502. Isbn 9788857533483

“La Scuola di Milano e l’editoria milanese”

“Materiali di Estetica. Terza serie Online – 2/2015″

http://riviste.unimi.it/index.php/MdE/article/view/6724

 

 

 

” Persona. Una antropologia filosofica nell’età della globalizzazione”, ATìeditore, Milano. ISB)78-88-89456-73-6

“L’uomo non è un’idea”, ha scritto Albert Camus ne La peste. L’uomo, la donna – ogni neo-nato – è una persona. Persona è il soggetto in carne e ossa. E’  l’unità vivente di pensiero, esperienze, attività. Persona è relazione.

Persona è incomprimibile da parte di ogni totalitarismo storico e di nuovi egemonismi economicistici, perché è titolare di diritti inalienabili, individuali e sociali. E lo è se e in quanto si rispetta (o non si rispetta) la sua caratteristica fondamentale: la dignità. Specie oggi nella globalizzzazione: il tumulto che ferisce i concreti vissuti degli uomini e delle donne nel mondo a causa della difficile integrazione fra differenti culture e stili di vita.

Persona ha una proprio genealogia, qui riletta in Mauss, nel primo personalista dichiarato ossia Charles Renouvier, nei personalisti Mounier e Maritain, nei fenomenologi Husserl, Scheler, Paci, Merleau-Ponty. Nei comunitari americani Alinsky e Sennett, negli italiani Adriano Olivetti, Aldo Capitini,  Angela Zucconi. Un possibile svilupo nell’Europa di oggi è il socialismo comunitario.

Una antropologia filosofica contemporanea  consiste infine nella riflessione sui due livelli del discorso. Il primo e più alto, la riproposta di ciò che Kant chiamò lo jus cosmopoliticum ossia un diritto e una giustizia globali. L’altro, quello “infimo”, su cui Paul Ricoeur da filosofo ha richiamato la nostra attenzione: i “migranti”.

Dedico questo libro a Giovanna Venturino e a mio fratello Cino, che l’estate scorsa mi hanno riportato a casa. E agli “Indomiti” dei Corsi di filosofia  per la Terza età della Società Umanitaria di Milano: Armando De Vidovich (che è andato avanti), Alfredo Marini, Claudio Muti, Michele Pacifico, Franco Sarcinelli.

 

Il libro è in vendita nelle seguenti librerie online:

www.ibs.it

www.lafeltrinelli.it

www.libreriauniversitaria.it

 

“Alberto Mondadori editore di cultura”. Conferenza (con l’architetto Daniele Baroni) alla Fondazione Corrente, il 25 marzo.

 

Recensione a  F. Sarcinelli, “Paul Ricoeur filosofo del ’900. Una lettura critica delle opere”, Mimesis, Milano 2013, in “Bollettino della Società Filosofica Italiana”, n.s. n. 214 (genn.-aprile 2015), pp. 108-109.

 

2014

 

“Bibliografia su Adriano Olivetti politico”, in AA. VV., “Adriano Olivetti: il lascito. Urbanistica, Architettura, Design e Industria”, a cura di Mario Piccinini, INU Edizioni, II ediz., Roma 2014, pp. 157-159.

“Enzo Paci”, in Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 80 (2014)

http://www.treccani.it/enciclopedia/enzo-paci_%28Dizionario-Biografico%29/

 

“Il Nanni Filippini, senti”

http://www.libertariam.blogspot.it/p/campi-elisi.html

 

“Il Fermi… non dovreste in alcun modo lasciare sfuggire il suo libro. Federigo Enriques consulente scientifico della Zanichelli”, in “Rivista di storia della filosofia”, n.s., LXIX, 2/2014, pp. 261- 273.

 

Minima communitaria. Sette proposte di socialismo comunitario”, in AA.VV., “La società nuova. Progetti e proposte”, a cura di M. A. Bonfantini, ATìeditore, Milano 2014, pp. 59-67.

 

“L’avventura  Olivetti”

Breve storia della Società (poi Gruppo) Olivetti (Ivrea, Torino), dalla fondazione (1908) alla dissoluzione (2003)

http://www.treccani.it/enciclopedia/l-avventura-olivetti_%28Il_Contributo_italiano_alla_storia_del_Pensiero:_Tecnica%29/

in Enciclopedia Treccani. Il Contributo italiano alla storia del Pensiero: Tecnica, pp. 472-485

 

“Nella risacca della storia. Servitù e grandezza della vita militare di Alfred de Vigny”.

Ora in http://www.filosofiacontemporanea.it/a8saggi/

 

2013

Olivetti, Camillo, in Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 79 (2013)

(http://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-olivetti_%28Dizionario-Biografico%29/)

Olivetti, Roberto, in Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 79 (2013)

http://www.treccani.it/enciclopedia/roberto-olivetti_%28Dizionario-Biografico%29/

 

“Nella risacca della storia. Servitù e grandezza della vita militare di Alfred de Vigny”.

Conferenza tenuta il 4 aprile 2013 presso la Fondazione Corrente, Milano

(qui in Taccuini)

2012

Recensione a: Andrea Di Miele, Antonio Banfi Enzo Paci: Crisi, Eros, Prassi. Presentazione di Giuseppe Cacciatore, Prefazione di Fulvio Papi, Mimesis Edizioni, Milano 2012, pp. 256 (in www.filosofiacontemporanea.it/c7 strumenti, pp. 58-60 – “Magazzino di filosofia”, VII, n. 21, 2012/C7.

“Persona e comunitarismi”, ne “L’Acropoli”, XIII, 6, pp. 562-573.

“Socialismo comunitario”, in AA. VV., “Dopo la crisi”, a cura di Massimo A. Bonfantini, ATì editore, Milano, pp. 47-58.

“Milano. Costruzione dell’identità nella nuova Italia. Analisi semiotica dei marchi lombardi 1861-1911″, in “Design e corporate image. Per una storia dell’identità visiva nazionale”, a cura di Daniele Baroni e Pier Paolo Peruccio, FrancoAngeli, Milano, pp. 85-93.

“Enzo Paci”, in “Filosofia e Teologia. Rivista quadrimestrale”, XXVI, 1 (genn. – aprile 2012), pp. 203-216.

“Persona e cosmopolitismo”, ne “L’Acropoli”, XIII, 3, pp. 240-251.

“Il racconto custode del tempo. Mrs.Dalloway di Virginia Woolf nell’interpretazione di Paul Ricoeur”, dialogo con Franco Sarcinelli, in “Materiali di Estetica”, n. s. n. 3 (“Dino Formaggio: fenomenologia e artisticità”, a cura di Simona Chiodo e Maddalena Mazzocut-Mis), pp. 151-159.

2011

“Adriano Olivetti. Imprenditore, comunitario, pensatore politico”, in “lettera matematica pristem”, 79, novembre 2011, pp. 55-61.

“Persona e personalismi”, ne “L’Acropoli”, XII, 3, pp. 210-230.

“Teoria e pratica della politica in Adriano Olivetti”, in “Adriano Olivetti: il lascito. Urbanistica, Architettura, Design e Industria”, a cura di Mario Piccinini, INU Edizioni, Roma 2011, pp. 121-124.

“Tecnica delle riforme e tecniche della ragione. Le Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti e il neoilluminismo italiano”, in “Impegno per la ragione. Il caso del neoilluminismo”, a cura di Walter Tega, il Mulino, Bologna, pp. 249-281. ISBN 978-88-15-15040-0.


2010

AA.VV. Oggetti Novecento e Duemila, a cura di Massimo A. Bonfantini ed Emilio Renzi, ATì Editore, ISBN 978-88-89456-37-8.

copertina23

Enzo Paci e Paul Ricoeur. In un dialogo e dodici saggi, ATì editore, Milano. ISBN 978-88-89456-23-1.

Enzo Paci e Paul Ricoeur. In un dialogo e dodici saggi
Raccolgo i miei scritti su Enzo Paci e su Paul Ricoeur. Le date che figurano all’inizio di ognuno indicano che essi si distendono lungo un arco temporale di oltre quarant’anni: dai primi anni Sessanta del Novecento, quando alla Facoltà di Filosofia dell’Università degli studi di Milano scrivevo sotto la guida di Enzo Paci la tesi di laurea su “Paul Ricoeur dalla fenomenologia all’antropologia”, a un periodo decisamente più recente. Nel mezzo, ho lavorato nell’industria e, come risulta, ho continuato a leggere, prendere appunti, cercare di trasformarli in saggi. Ma tutto questo ha un’importanza minima – anche se naturalmente credo e spero che lo studioso, gli studenti, potranno trarne qualche giovamento. Nelle note i rimandi bibliografici sono essenziali ma aggiornati.
Più importante è la risposta alla domanda: perché riunire in un unico volume saggi sul filosofo italiano Enzo Paci (1911-1976) e sul filosofo francese Paul Ricoeur (1913-2005)? La mia risposta è che vi sono due buone ragioni.
La prima ragione è che ambedue sono stati “alla scuola della fenomenologia”. Paci ascoltò il suo maestro Antonio Banfi spiegare Husserl nella Milano degli anni Trenta. Ricoeur negli stessi anni si formò nella Parigi che dopo la Grande Guerra stava scoprendo o riscoprendo la filosofia tedesca: Hegel, Kant, Husserl. E con Kierkegaard il nascente esistenzialismo. Paci formulò il suo esistenzialismo positivo; la sua rivista di filosofia e di cultura la chiamò “aut aut”… naturalmente, negli anni l’uno e l’altro svilupparono la propria personale filosofia.
Paci procede nella sintesi aperta del relazionismo tra i problemi del tempo e delle scienze; Ricoeur costruisce con i temi del rapporto tra volontà e fallibilità un’antropologia della finitezza. Paci opera una seconda e più grande riscoperta di Husserl; Ricoeur è tra i protagonisti della stagione ermeneutica e scrive un magistrale Della interpretazione. Saggio su Freud, che Paci fa prontamente tradurre al Saggiatore (affidandola all’autore di questi saggi). Ambedue hanno come ideale interlocutore Merleau-Ponty. Paci aggiunge Sartre; Ricoeur inserisce Gadamer e scrive sul male e sul perdono. Paci, sull’intenzionalità alla verità…
Si potrebbe continuare ma tutto questo vale a dire quanto profondo (e ancora istruttivo) al di là delle singole soluzioni sia stato il rapporto tra questi due protagonisti della filosofia continentale europea del secondo Novecento.
La seconda ragione è infatti non storiografica ma biografica: ha a che fare con le rispettive vite vissute. E con la Seconda guerra mondiale. Nell’inverno 1944-’45 Paci e Ricoeur si conobbero personalmente nello stalag di Wietzendorf, prigionieri dell’Esercito tedesco. Ricoeur stava traducendo Husserl e leggeva Rilke; Paci leggeva Vico e faceva lezioni su Rilke, su Mann. Quell’incontro eccezionale e gli altri per motivi di studio negli anni successivi sono ricostruiti dall’autore nelle cinque scene del dialogo ”Caro Ricoeur, mon cher Paci”.
Un dialogo “immaginario” ma non poi tanto: intessuto com’è di parafrasi di loro scritti e di sintesi delle rispettive avventure intellettuali. Al punto da costituire – da sé solo – una completa interpretazione di Enzo Paci e una compiuta interpretazione di Paul Ricoeur.

Sempre di nuovo tra i fiori contro il cielo. Il Rilke di Paci”, in “Materiali di Estetica”, Nuova serie, 1, pp. 21-32. ISBN 978-88-400-1392-3.

“Enciclopedia simbolica del passato (prossimo). A proposito de Le grandi confessioni e il nulla di Fulvio Papi”, ibid., pp. 51-55.

Intervista sul pensiero politico di Adriano Olivetti, in RadioTre “Adriano Olivetti, progettare per vivere”, a cura di Enrico Morteo e Alberto Saibene (www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-2928f871-01f3-4cc6-8d82-efef54a07688.html – 23k -)

2009
“Enzo Paci e l’arte utile del design”, ne In ricordo di un maestro. Enzo Paci a trent’anni dalla morte, a cura di Giuseppe Cacciatore e Andrea Di Miele, ScriptWeb, Napoli.

“Architettura, design, arti nelle lingue del mondo”, Catalogo della mostra “La Triennale nelle lingue del mondo 1933-2009″, Milano

Presentazione della sezione “La scuola di Milano. Testi di estetica (Formaggio, Paci, Anceschi)”, in “Materiali di Estetica”, 15, pp. 3-52. ISBN 978-88-6001-223-4.

“Le arti funzionali, il design. Un dialogo immaginario tra Antonio Banfi, Enzo Paci, Dino Formaggio”, ibid., pp. 53-63.

“I due viaggi di Antonio Banfi e di Fulvio Papi”, ibid., pp. 65-69.

Recensione a: Sandro Bondi, “Il sole in tasca. L’utopia concreta di Adriano Olivetti e Silvio Berlusconi”, Mondadori, Milano.
On-line: www.bloom.it/rec_renzi1.htm; www.circolorossellimilano.org/MaterialePDF/recensione_bondi.pdf.

“Recenti studi sull’ascesa e caduta della Olivetti”, ne “L’Acropoli”, X, 2, pp. 209-211. ISBN 1886-8870-90002.

“Olivetti cento”, in “Persone&Conoscenze”, 45, pp. 41-44.

2008
Comunità concreta. Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti, prefazione di Giuseppe Galasso, Guida, Napoli. ISBN 978-88-6042-454-9.

“Mann Paci Ricoeur. Letture della Montagna incantata”, in Vita concettualizzazione libertà. Studi in onore di Alfredo Marini, Mimesis, Milano. pp. 253-259. ISBN 978-88-8483-752-3.

“Lettere e lettura di Ernesto de Martino. A proposito di recenti contributi di Pietro Angelini”, ne “L’Acropoli”, IX, 4, pp. 360-362. ISBN 9771886887007.

Recensione a: Franco Sarcinelli, Filosofia della mancanza. Tra fenomenologia e filosofia analitica, Mimesis, Milano 2007, in “Bollettino della Società Filosofica Italiana”, n.s., 195, pp. 107-110. ISSN 1129-5643.

2007
“Il grande amico. Alberto Mondadori, Remo Cantoni e l’editoria culturale milanese tra gli anni Trenta e il 1976”, in Remo Cantoni, a cura di Massimiliano Cappuccio e Alessandro Sardi, CUEM, Milano, pp. 149-166. ISBN 978-88-6001-138-1.

“La genesi del Plotino di Giuseppe Faggin nel carteggio inedito con Antonio Banfi (1941-1951)”, in Ad Antonio Banfi cinquant’anni dopo, a cura di Simona Chiodo e Gabriele Scaramuzza, Unicopli, Milano, pp. 42-52. ISBN: 978-88-400-1200-1.

“La cultura socialista a Milano negli anni ‘60”, in Grazie, Iso. Atti della giornata di studio su Aldo Aniasi, Milano, M&B Publishing, pp. 79-88. ISBN: 978-88-7451-087-0.

2006
“Discorso per l’inaugurazione di piazza Enzo Paci”, in AA.VV., Omaggio a Paci, a cura di Emilio Renzi e Gabriele Scaramuzza, vol. I. Testimonianze – vol. II. Incontri, pp. IX-XIII, Quaderni di Materiali di Estetica n. 5, CUEM, Milano. ISBN: 886001073X.

“Commento a Sulla fenomenologia della religione. Una lettera inedita di Paci a Renzi”, ibid., pp. 19-32.

Caro Ricoeur, mon cher Paci, Quaderni di Materiali di Estetica n.6, CUEM, Milano. ISBN: 8860010799.

“Chi sono gli amici e i nemici della Comunità”, in AA.VV., L’inventiva. Psòmega vent’anni dopo, a cura di Massimo A. Bonfantini, Moretti Honegger, Bergamo, pp. 313-321. ISBN 88-7186-315-1.
On-line: http://www.circolorossellimilano.org/MaterialePDF/chi_sono_amici_nemici_comunita.pdf

“Inediti filosofici di Ernesto de Martino”, ne “L’Acropoli”, VII, 3, pp. 356-360. ISBN 9771886887007.

“Enzo Paci e il Ludwig di Luchino Visconti”, in “Estetica e cinema a Milano. Quaderni di Materiali di Estetica n. 3”, pp. 57-63, CUEM, Milano. ISBN: 8860010535.

Scheda di: Francesco Novara, Renato Rozzi, Roberta Garruccio (a cura di), “Uomini e lavoro alla Olivetti”, Bruno Mondadori, Milano, 2005, in Annale Sissco, VII/2006

Scheda di: Giovanni de Witt, “Le fabbriche ed il mondo. L’Olivetti industriale nella competizione globale (1950-90)”,  Franco Angeli, Milano, 2005, in Annale Sissco,VII/ 2006

Scheda di: Paolo Bricco, “Olivetti, prima e dopo Adriano. Industria cultura estetica”, l’ancora del mediterraneo, 2005, in Annale Sissco, VII/2006

2005
“Prefazione” a AA. VV., Enzo Paci, a cura di Massimiliano Cappuccio e Alessandro Sardi, CUEM, Milano, pp. 7-10. ISBN: 8860019438.

“L’editoria, i periodici e le conferenze: Enzo Paci fuori dall’Università”, ibid., pp. 171-179.

“Scrittura Olivetti. Sinisgalli Fortini Giudici, con una nota su Adriano Olivetti technical writer”,  ne “L’Acropoli”, VI, 6, pp. 651-661. ISBN: 1826-8870—06005.

“Via Camperio. Una memoria dalla Pubblicità Olivetti”, in AA. VV., Storia e storie delle risorse umane in Olivetti, a cura di Michele La Rosa, Paolo A. Rebaudengo, Chiara Ricciardelli, FrancoAngeli, Milano, pp. 59-75. ISBN: 88-464-5968-7.

“Due canzoni”, in Sessantotto al Massimo. Omaggio a Massimo Bonfantini, sip.

Scheda di: Fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori (a cura di), L’agente letterario da Erich Linder a oggi, Sylvestre Bonnard, Milano 2004, ne Il mestiere di storico. Annale VI/2005 della Sissco/Rubbettino, Soveria Mannelli. ISBN 88-498-1275-2.

Scheda di: Adriano Olivetti, Stato federale delle comunità. La riforma politica e sociale negli scritti inediti (1942-1945), edizione critica a cura e con introduzione di Davide Cadeddu, Franco Angeli, Milano 2004, ibid.

“Contagio”, in “7 parole del mondo contemporaneo”, a cura di Fausta Squatriti e Adam Vaccaro, ExCogita editore, Milano 2005, pp. 105-106. ISBN 88-87762-95-3.

2004
“I migliori anni della nostra vita (1958-1967). In memoria di Guido Davide Neri”, in“Materiali di Estetica”, 11, pp. 11- 36.

“Una nota su Roberto Olivetti e altre noterelle olivettiane”, ne “L’Acropoli”, V, 4, pp. 387-392. ISBN: 88-498-0929-8.

“Egidio Bonfante, pittore grafico allestitore 1922-2004”, in “Abitare”, 440, p. 127.

Scheda di: Lodovica Braida (a cura di), Valentino Bompiani. Il percorso di un editore “artigiano”, Sylvestre Bonnard, Milano 2003, ne Il mestiere di storico. Annale V/2004 della Sissco /Rubbettino Soveria Mannelli. ISBN 88-498-0943-3.

2003
“L’Italia non è più una potenza industriale? La Olivetti e altre storie”, ne “L’Acropoli” IV, 5, pp. 585-588. ISBN 88-498-0708-2.

“Il mondo senza fine di Ernesto de Martino”, ne “L’Acropoli”, IV, 2, pp. 154-172. ISBN 88-498-0557-8.

“Le arti come impegno civile. seleARTE 1952-1966”, in “Abitare”, 430, pp. 85-86.

2002
“Lettura dell’Ordine politico delle comunità di Adriano Olivetti”, ne “L’Acropoli”, III, 1, pp. 29-53. ISBN: 88-498-0287-0.

“Rendiconto dell’anno olivettiano”, ne “L’Acropoli”, III, 1 pp. 99-105. ISBN: 88-498-0287-0.

“L’ingegnere poeta: Leonardo Sinisgalli”, in “Abitare”, 418, pp. 134-135.

Scheda di: Franco Ferrarotti, Un imprenditore di idee. Una testimonianza su Adriano Olivetti, a cura di Giuliana Gemelli, Edizioni di Comunità, Torino 2001, ne Il mestiere di storico. Annale III/2002 della Sissco (Società italiana per lo studio della storia contemporanea)/Libreria Dante&Descartes, Napoli.

2001
AA.VV. Oggetti Novecento, a cura di Massimo A. Bonfantini ed Emilio Renzi, Quaderni di Ergonomia n. 2, Moretti&Vitali, Bergamo. ISBN 88-7186-186-8. Prima ristampa 2002, seconda ristampa 2004.

“Olivetti editore”, in “Abitare”, 406, pp. 208-209.

1999
“La metropoli del design”, ne “Il Ponte”, Quaderni n.s. n. 7, dedicato a Proteo a Milano, pp. 55-72.

“Adriano Olivetti”, recensione allo spettacolo di Laura Curino e Gabriele Vacis, in “Abitare”, 388, pp. 163-164.

1997
“Camillo Olivetti”, recensione allo spettacolo di Laura Curino e Gabriele Vacis, in “Abitare”, 361. pp. 166-168.

1996
“Le ragioni dell’insegnante”, in Franco Volpi, Emilio Renzi, Giangiorgio Pasqualotto, Per Giuseppe Faggin 1906-1995, Atti della commemorazione tenuta il 22 novembre 1996 al Liceo Ginnasio “Antonio Pigafetta” di Vicenza (poi in Quaderni dell’Accademia Olimpica n. 27, Vicenza 2001).

“I giardini di Jean-Jacques Rousseau”, in AA.VV., Il giardino di Armida. Torquato Tasso e l’immagine dei giardini tra Rinascimento e Barocco, pp. XLI-XLVI, Catalogo della mostra Palazzo Reale  IN/ARCH Lombardia, La Scala-Rizzoli, Milano.

1994
“Nietzsche interprete di Wagner”, ne I teatri di Wagner. Richard Wagner e la rivoluzione dell’architettura teatrale, pp. XXXIII-XXXVII, Catalogo della mostra Palazzo Reale  IN/ARCH Lombardia, La Scala-Rizzoli, Milano.

Cura di: Milano è una brutta e mal combinata città… Carlo Emilio Gadda e l’architettura, In/Arch e Triennale, Milano, All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller. ISBN 88-444-1256- X.

1993
“Le interpretazioni letterarie dello spazio milanese”, in AA.VV., I percorsi del progetto, a cura di Paolo Caputo, pp. 201-234, Guerini Associati e IN/ARCH Lombardia, Milano. ISBN: 88-7802-366-3.

1990
“Fuga da Milano”, in Terzo Annuario del Liceo Ginnasio statale A. Pigafetta 1989-90, pp. 110-112, sip.

1987
Traduzione di: Luc Ferry – Alain Renaut, Il ’68 pensiero. Saggio sull’antiumanismo contemporaneo, Rizzoli, Milano. ISBN 88-17-53296-7.

1986
“Enzo Paci. Gli anni del Saggiatore”, in “aut aut”, 214-215, pp. 45-50.

1983
“Immigrazione segregazione e decentramento nel territorio del governo urbano”, ne Il ghetto diffuso. L’immigrazione straniera a Milano, a cura di Paolo Caputo, prefazione di Carlo Tognoli, pp. 361-368, Franco Angeli, Milano.

1981
Schede di: Ernesto de Martino, Enzo Paci, Paul Ricoeur, in Enciclopedia di Filosofia Garzanti, Milano.

1973
Traduzione di: Georges Lefebvre, La storiografia moderna, Oscar Studio Mondadori.

1972
Traduzione di: J.-J. Rousseau, Prefazione al Narciso e Lettera di J.-J. Rousseau a Voltaire (18 agosto 1756), in J.-J. Rousseau, Opere, a cura di Paolo Rossi, pp. 19-30 e 123-135, Sansoni, Firenze.

1971
Schede di: Naturalismo e storicismo nell’etnologia e Terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, di Ernesto de Martino, in Dizionario letterario Bompiani delle Opere – Appendice, vol. II, Milano.

1966
Traduzione di: Paul Ricoeur, Della interpretazione. Saggio su Freud, il Saggiatore, Milano (poi il melangolo, Genova 1991, ISBN 88-7018-137-5, quindi il Saggiatore, Milano 2002, ISBN 88-428-0912-8, con introduzione di Domenico Jervolino).

“Freud e Ricoeur”, in “aut aut”, 98, pp. 7-51.

“Sulla fenomenologia della religione. van der Leeuw, R. Otto, Hering”, ne Il Pensiero XI, 3, pp. 183-198.

Traduzione dei capp. II-IV, VII-VIII di: Alfred J. Ayer, Il concetto di persona e altri saggi, Il Saggiatore, Milano.

1965
“Sulla nozione di inconscio in Lévi-Strauss”, in “aut aut”, n. 88, pp. 55-61 (trad. in portoghese di Carlos Enrique Escobar, “Sobre a Nocao do inconsciente em Lévi-Strauss”, in c/Luiz Costa Lima, O estruturalismo de Lévi-Strauss, Editôra Vozes, Petrópolis 1968, pp. 107-113).

“Le due culture e l’unità del sapere”, in “aut aut”, 85, pp. 46-49.

Traduzione dei contributi di Jean Starobinski, Samuel R. Levin, Roland Barthes, in Inchiesta su Strutturalismo e critica, a cura di Cesare Segre, in Catalogo generale 1958-1965, Casa editrice Il Saggiatore

1963
“Antropologia culturale”, in Enciclopedia della scienza e della tecnica, EST-Mondadori, vol. I.

“Sociologia e fenomenologia”, in aut aut, 68, pp. 155-159.

1962
“Per una antropologia fenomenologica”, in aut aut, 67, pp. 80-89 (riprodotto in parte in Carlo Sini, La fenomenologia, Garzanti, Milano 1965, pp. 297-299).

1960
“Ricoeur e l’Einfühlung husserliana”, ne il verri, IV, 4, pp. 131-138.

“Paul Ricoeur, una fenomenologia della finitezza e del male”, ne Il Pensiero, V, 3, pp. 360-371 (riprodotto in parte in Carlo Sini, La fenomenologia, op. cit., pp. 295-297).

 

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